"E' un privilegio preparare la stanza in cui dormirà qualcun altro"
E. Jolley
"Villa Lopez" è un Bed & Breakfast che offre ai suoi ospiti calda accoglienza, intimità, relax, eleganza e cura in ogni particolare.
Il suo blog nasce per raccontare le piccole straordinarie storie di amicizia nate tra una torta di mele ed una chiacchierata in giardino all'ombra "du' Chiozzu", il vecchio gelso che stende i suoi ombrosi rami, paterno e protettivo, e la cui maestosa mole parla di secoli di vita e sembra quasi raccontarti di tutti i monelli che ogni primavera davano la scalata ai suoi rami per "rubare" le sue more.
Tra le pagine di questo blog troverete i pensieri, a volte vere poesie, lasciati dai miei ospiti, veri protagonisti della vita di questo bed&breakfast; troverete pagine scritte proprio da alcuni di loro; troverete, a volte, riflessioni e considerazioni sui problemi di quest'angolo di Calabria e sul turismo; troverete leggende e racconti nati dalla fantasia popolare e tramandati nei secoli; poesie e brani di autori calabresi, spesso sconosciuti.
Il mio invito, a tutti i visitatori di questo blog, a lasciare i propri pensieri e commenti dando così vita e seguito a tante altre bellissime storie di simpatia ed amicizia.


Accomodatevi, prego, se desiderate visitare il mio bed & breakfast

lunedì 9 febbraio 2015

.....Le rose dormono sotto la neve con sogni verdi nel cuore....



"Mi chiedo se la neve ama gli alberi e i campi, che li bacia così dolcemente.
E li copre con una morbida trapunta bianca;
e forse dice 'Andate a dormire, cari, finché non arriva l'estate di nuovo'..."

(L. Carrol: "Alice nel paese delle meraviglie")

"Villa Lopez"
"La neve e il suo magnifico silenzio.
Non ce n'è un altro che valga il nome di silenzio,
oltre quello della neve sulla terra."

(Erri De Luca)


"Villa Lopez"

"Yuko, hai trovato la tua strada?"
Il giovane s'inginocchiò e disse:
"Meglio ancora, padre. Ho trovato la neve."

(M. Fermine; "Neve")


"Villa Lopez"
"Neve.
La metamorfosi del mondo avviene in silenzio."

(H: Wiesner)

Cittanova; Villa comunale (particolare)

......Il ritorno della neve.
Frammenti di magia......


domenica 23 dicembre 2012

lunedì 4 giugno 2012

"Rose perdute e ritrovate"


"Io ti vedo, rosa, libro socchiuso
che contiene tante pagine
di felicità minuziosa che non leggeremo mai. Libro magico
che si apre al vento e che può venir letto
ad occhi chiusi
dal quale le farfalle escono confuse
per aver avuto le stesse idee."

(Rainer Maria Rilke)





Trattando le rose antiche, così scriveva Vita Sackville West:
"Penso davvero che dovreste guardare a loro come ad un oggetto ricamato, più che ad un fiore.
Il vermiglio vellutato dei petali, gli stami di oro tremante, l'ardesia porpora  della Cardinal de Richelieu,
l'indefinibile rosso scuro e oro della Alain Blanchard.... potrei andare avanti all'infinito, ma tornerei sempre all'immagine di un ricamo, o di un velluto, o di un damasco da cui alcune di esse prendono il nome".

In questo piccolo e prezioso libro Mimma Pallavicini e Carlo Pagani ci regalano tutto il colore, il profumo,  la poesia ed il sapore delle rose lasciandoci dentro una sensazione di amore e delicata passione per questo fiore amato dai poeti, assunto a simbolo, nome di "bellezza".....



sabato 2 giugno 2012

"Le stagioni del maestro giardiniere"



"Le stagioni del maestro giardiniere"

Come coltivare orto e giardino.

Carlo Pagani e Mimma Pallavicini con perizia e tanta simpatia propongono suggerimenti per coltivare giardino, orto, balcone e piante di casa.







Mimma Pallavicini, firma storica di Gardenia con Carlo Pagani maestro giardiniere di bon ton tutto green, nel nuovo libro, non fanno cadere i loro suggerimenti dall’alto, da giardinieri di lungo corso quali sono, ma spiegano le pratiche di giardinaggio per gradi, con garbo e leggerezza, e anche con una spolverata di ironia.
Il loro manuale poco ortodosso descrive tutto quello che è possibile coltivare in qualunque spazio abbiate a disposizione, guidandovi passo dopo passo, stagione dopo stagione, ad avere soddisfazione tutto l’anno.

Chi è Carlo Pagani?





 Carlo Pagani ha introdotto in Italia il collezionismo di rose antiche, di frutti antichi e di diversi fiori, tra cui lillà e peonie. Dopo decenni di esperienza nella coltivazione di fiori da taglio e nella costruzione di giardini, si è dedicato a divulgare la passione per le piante e le proprie esperienze di maestro giardiniere con conferenze e corsi in tutta Italia, sul mensile «Gardenia» e in televisione, prima su Rai3 e Rai2, poi sui canali di Sky, Leonardo (418) e Arturo (138), con le rubriche «Guida al verde», «Stagioni in casa», «Favole in verde», «Favole in rosa» e «Giardini d’inverno».

Chi è Mimma Pallavicini?

 Mimma Pallavicini ha studiato scienze naturali e si è specializzata in comunicazione e giornalismo del verde. Esperta nella divulgazione di giardinaggio, collabora con diverse testate, tiene una rubrica su «Gardenia» e alimenta un proprio blog come opinionista di piante e giardini. Ha pubblicato libri con Fabbri, Il Sole 24 Ore Edagricole, Giunti, Gribaudo, De Agostini, Cairo, Mondadori Electa. Con Carlo Pagani ha scritto Rose perdute e ritrovate (Il Sole 24 Ore Edagricole, 2000), ormai considerato un «classico».


mercoledì 19 ottobre 2011

.....Vivere è sognare....



"Andate fiduciosi nella direzione dei vostri sogni......






.......vivete la vita che avete sempre immaginato.”


(Henry David Thoreau)

domenica 8 maggio 2011

"La parola più bella...



sulle labbra del genere umano è "Madre",

e la più bella invocazione è "Madre mia".
E' la fonte dell'amore, della misericordia,
della comprensione, del perdono.


Ogni cosa in natura parla della madre.
La stella Sole è madre della terra
e le dà il suo nutrimento di calore;
non lascia mai l'universo nella sera
finchè non abbia coricato la terra
al suolo del mare e al canto melodioso
di uccelli e acque correnti.
E questa terra è madre degli alberi e dei fiori.
Li produce, li alleva, e li svezza.
Alberi e fiori diventano
madri tenere dei loro grandi frutti e semi.


La parola "madre" è nascosta nel cuore
e sale alle labbra
nei momenti di dolore e di felicità,
come il profumo sale dal cuore della rosa
e si mescola
all'aria chiara e nell'aria nuvolosa."


G.K. Gibran

giovedì 7 aprile 2011

"Tutto il mondo dentro"



Qual è il male oscuro che affligge Maria?
È davvero indemoniata  o qualcosa del suo passato la tormenta?

...Giovanni Buscemi, detto u magu, è uno psicoterapeuta tornato da poco
a Cittanova, in Calabria, da dove era fuggito ancora ragazzo per inseguire i
suoi sogni.
In paese incontra Livia Antonietta, il suo amore di gioventù. La
donna gli chiede di aiutare Maria, una diciassettenne che la madre crede
posseduta dal demonio.
Giovanni comincia la terapia e, con la forza della parola, inizia a scavare
nel passato della ragazza, orfana di padre e cresciuta in un ambiente repressivo.

Cosa tormenta Maria e la rende preda di crisi convulsive così
terribili da farla sembrare indemoniata?
Nonostante la cura sembri funzionare, c’è ancora qualcosa nascosto nel cuore della ragazza.
Nel frattempo a Cittanova le malelingue dicono che tra medico e paziente ci sia in realtà
una relazione, e Maria viene aggredita verbalmente e fisicamente da alcune
donne del paese. Sarà Giovanni, che ha riallacciato i rapporti sentimentali
con Livia, a salvarla dalle megere e a riuscire, con pazienza e intuito, a
liberare la ragazza dai suoi dèmoni.

Un romanzo psicologico di grande impatto emotivo.

TUTTO IL MONDO DENTRO di Graziano Versace
ED. SAN PAOLO

Graziano Versace è nato a Belmore (AUS) il 16/02/64.
Laureatosi in Lettere Moderne, ha svolto per qualche tempo l’attività di psicoterapeuta umanistico-esistenziale. Attualmente, insegna Materie Letterarie a Sant’Agata di Militello (ME) dove vive insieme alla moglie Ketty e al figlio Davide.
Ha pubblicato un libro di narrativa per la scuola dal titolo Biglie colorate. A settembre 2009 è uscito per San Paolo un suo romanzo: Ladri di locandine. Finalista due volte al Premio Urania, coltiva da sempre la passione per la Fantascienza.

Vincitore del Premio iNarratori 2008, sezione Fantascienza, il suo romanzo Raimondo Mirabile, futurista, è stato pubblicato nel febbraio 2010 nella collana Eclissi di Edizioni XII.

martedì 1 febbraio 2011

Porta "Amusa"


Porta Amusa

Ormai
non risuona più il ripido selciato:
tacciono il raglio, il nitrito, il belato
e tace l’affannoso fiato
del pastore, del contadino
dall’amaro, ingrato destino.


Immemori le siepi e i muri
silenti le pietre, i tuguri
par sia calato l’oblio
su tutto il paese mio…

Ma nel nuovo silenzio non tace
la vera cultura, tenace
e da ogni pur piccola “strace”
ci chiama ancora Natura:
la madre antica, la vita futura.

Ormai
la Porta non teme incursioni
di vecchi o di nuovi ladroni
e attende sempre aperta
a Caulonia una riscoperta…


Attendono nuovi passi
giovani, lievi, i nostri sassi,
gli antichi custodi di storie
di piccole e grandi memorie.

(Emma Chiera - inedita - 28-29.12.2010)

Notizie storiche su Caulonia e la Porta Amusa




Nell'ottavo secolo a.c. un numero sempre più cospicuo di greci si avventurarono sulle profonde acque del mar jonio e raggiunsero le nostre sponde, dando così origine a quel processo definito da ogni studioso di storia antica l'epoca della seconda emigrazione, ovvero della colonizzazione ellenica sulle coste dell'Italia meridionale e della Calabria jonica in particolare.
Nel corso della loro storia le popolazioni elleniche ( achee, calcidesi, corinzie, laconiche e joniche) conobbero più volte il fenomeno dell'esodo verso terre da colonizzare.
Tarante, Metaponto, Sibari, Crotone, Locri e Reggio e subito dopo Squillace e Caulonia, furono le colonie e le sub-colonie che i greci costruirono lungo il litoranee jonico del mezzogiorno d'Italia. "Nel quinto secolo a.C. le città-stato sorte nel sud della penisola Italiana e in Sicilia erano diventate così numerose che tutta quella parte d'Italia veniva ormai comunemente denominata in greco Megale Hellas e in latino Magna Graecia.
In quella terra che dovevano considerare ricca di favorevoli opportunità i colonizzatori greci importarono il meglio delle loro cultura: poesia, filosofìa, scienza, tecnologia, religione, mitologia e arte. La Grecia d'Occidente, a sua volta, apportò rilevanti contributi culturali e diede i natali a luminari come Parmenide, Empedocle, Archimede. Platone ed Eschilo vi soggiornarono"

(Michael Bennett e Aaron J. Paul).

giovedì 30 dicembre 2010

lunedì 13 dicembre 2010

Zephiro


Le terre desolate sono oggi
più brulle e vuote di vita.
Gli alberi sono chiome 
di mille Meduse adirate
e questa solitudine
è un serpente che morde l'anima.
I suoi occhi come laghi d'inverno.
Il suo nome solo un soffio
leggero come Zephiro.
Il suo morso profondo
riempie il cuore 
di dolce e amaro veleno
in un eterno morire
nella notte del ricordo.

Ed io nata dal fuoco
e dalla tempesta
accoglierò questo veleno 
e morirò ancora.
E ancora mi ridesterò all'alba
dalle ceneri del dolore e dell'attesa.
E berrò allora l'acqua di quei laghi
e tenderò le mani al vento d'Oriente,
cercherò il mio nome
nel mormorio di quel mare
il cui nome è Vita....

giovedì 9 dicembre 2010

Presepe


Forse era notte, ed una notte pura,
perché nel cielo ardevano le stelle,
mentre i pastori con le ciaramelle
guidavano le greggi alla pastura.

E come luccicavano quegli astri

di carta d'oro! Intorno, qualche lieve
bioccolo di bambagia: era la neve,
sparsa sui monti; e serpeggiavan nastri

d'argento per le valli: erano i fiumi...

Notte; ma dappertutto erano sciami
di bimbi, e lavoravan falegnami
innanzi alle botteghe senza lumi,

e vecchiette: filavano davanti

alle capanne, e v'eran cacciatori
nei boschi (coi fucili!...) e mercatori,
e le strade eran piene di viandanti,

sui muli, a piedi, a dorso di cammello;

e andavan tutti verso un lumicino,
ch'era la grotta di Gesù bambino
con la greppia, col bue, con l'asinello...

Sorgeva una divina sensazione

di mistero, di pace, di riposo
da quel miscuglio ingenuo e delizioso,
da quel mondo di gesso e di cartone.

E in una gioia attonita sommerso

era il cuore del bimbo trasognato...
Le campane suonavano: era nato
colui che disse: «pace! » all'universo;

colui che predicò lungo le rive

del bel Giordano e disse: « perdonate
a chi v'offende, a chi v'opprime! » e: « date
- disse - a chi chiede, e amate anche chi vive

oltre il confine della vostra siepe!... »,

come il vecchio pievano, umile e saggio;
nella chiesetta bianca del villaggio,
ci raccontava, accanto al suo presepe.

Passaron gli anni quell'azzurro cielo

si rabbuiò; sull'anima randagia
quei bianchi, lievi fiocchi di bambagia
piovvero in fitti granuli di gelo,

Ma quegli astri di carta, quella culla

di fieno, quegli arcangeli di noce
parlano ancora con la stessa voce
che ci commosse l'anima fanciulla,

e dicon: « pace ! » al trasognato cuore,

dolci come una musica lontana,
e gli fanno capir quanto sia vana
la sua piccola storia di dolore:

perché, malgrado tutti i suoi naufragi,

malgrado le sue misere procelle,
vi son nel cielo quelle stesse stelle
che un giorno illuminarono i Re Magi;

e fra le stelle, ermetico, tenace,

quello stesso mistero, immobilmente;
e sempre, al mondo, quella stessa gente
con. la sua vana, eterna ansia di pace.

E tende, illusa, il cuore a questa Buona

Novella, nell'oblio d'una giornata,
la vecchia umanità sconclusionata,
che non dà, che non ama e non perdona.


Alberto Cavaliere


"Composto trovasi, puro non già, per la sua massima affinità.  Giallo-verdognolo, d'odor non grato,  è un gas venefico, che ci vien dato" ....

(Alberto Cavaliere, Chimica in versi, Zanichelli, 1928 - 2ª edizione)
Alberto Cavaliere nacque a Cittanova (RC) il 19/10/1897 e morì a Milano il 7/11/1967 in seguito alle ferite riportate in un incidente stradale a S. Remo.

Dotato di una straordinaria capacità nel creare versi in rima, appena dodicenne venne espulso dal collegio per una poesia che satireggiava i suoi professori: un componimento caustico ma dalla metrica ineccepibile.
Alberto Cavaliere viene spesso ricordato per la sua "Chimica in versi", originale libro scaturito da un esame non superato all'Università. Non scoraggiato dal fallimento, decise di rendere in versi l'intero corso di Chimica Generale; si ripresentò davanti al docente e cominciò, ad ogni domanda, a sciorinare le sue rime, superando l'esame, davanti al professore dapprima spiazzato poi meravigliato dall'abilità poetica del suo alunno.

Laureatosi in Chimica presso l'Università di Roma, dopo aver lavorato presso il Ministero dell'Aeronautica come chimico, all'impiego statale preferì la libera professione.
Fu attore, scrittore, giornalista, poeta, umorista e politico. Autore tra l'altro della Chimica in versi.
Fu eletto consigliere del Comune di Milano e successivamente Deputato al Parlamento Italiano.

 Maggiori informazioni sulle opere di Alberto Cavaliere......

martedì 23 novembre 2010

"Calabria"



 "Ti amo Calabria
per gli assorti silenzi delle tue selve
che conciliano i sogni dei pastori
e le estasi degli eremiti.

Ti amo per quel fiume di alberi
che dalle timpe montane
arriva ai due mari a bere il vento del largo
frammisto all'aroma del mirto.

Ti amo per le solitarie calanche
chiuse da strapiombi di rocce
che prendon colore dell'alga
nata dallo spruzzo dell'onda.

Ti amo per le spiagge deserte
bianche di sole e di sale
dove fanciulli invisibili sorelle di Nausicaa
corrono sul frangente marino
i piedi slacciati dai sandali.

Ti amo per la fatica durata
a domar le montagne, a bucarle,
a intrecciarle a festoni di pergola,
a cavarne grasse mammelle di moscato d'oro per mense di dei.

Ti amo per l'aspro carattere
fortificato da solitudini secolari,
bisognoso di poche essenziali parole
mai vacillante davanti alla congiura dei giorni.

E un giorno non troppo lontano
unito a te nella zolla saro' anch'io Calabria,
saro' il fremito dei tuoi alberi,
il murmure della tua onda,
il sibilo dei tuoi uragani, il profumo delle tue siepi,
la luce del tuo cielo.

Si dira' Calabria e anch'io saro'
compreso in quel grande e immortale nome,
anch'io diventato un ulivo
dalle enormi braccia contorte spaccate dal vento dei secoli,

anch'io saro' favola
al canto che sgorghi improvviso
come acqua dal sasso
dalle labbra di un giovinetto pastore dell'Aspromonte,

davanti al fuoco ristoratore
di un vaccarizzo odoroso di latte
e di redi nella lunga notte invernale."

Leonida Repaci

giovedì 22 luglio 2010

Locri Epizephiri "Lokroi Epizephyrioi"

Ratto di Proserpina


Epizefiri,  ovvero  letteralmente «vicino a Capo Zeffirio», oggi Capo Bruzzano, ricorda le origini del primo insediamento greco sul promontorio, alla fine dell'VIII° a.C., prima che i coloni si spostassero 20 km più a nord, sempre alle pendici dell'Aspromonte, in una zona pianeggiante compresa tra il mare, i due torrenti Gerace e Portigliola e le colline. 
Ci troviamo in un'area che si estende per 230 ettari all'interno delle mura, segnata da un asse parallela alla costa che, ancora oggi, conserva il nome antico di dromos (corso) e divide la parte pubblica, a monte, da quella litoranea, a carattere residenziale. Locri, arrivò a contare 40.000 abitanti, è oggi la meglio conosciuta tra le città della Magna Grecia, grazie all'abbondanza documentaria delle fonti e dei ritrovamenti archeologici.

La città fu fondata alla fine dell'VIII° a.C., da coloni che provenivano dalla Locride Ozolia o Opunzia. Aristotele sostiene che i fondatori fossero in realtà dei servi fuggiti con le mogli dei loro padroni, impegnati con Sparta nella guerra contro i Messeni, probabilmente per questo motivo erano le madri a trasmettere la discendenza nobiliare.


Fin dall'antichità Locri è ricordata per l'attività legislativa di Zaleuco (del 660 a.C. circa), redattore del primo codice europeo di leggi scritte. Alla fine del VII° a.C. si datano le fondazioni delle due colonie locresi sul Tirreno, Hipponion e Medma, che costituivano la politica di espansione territoriale a Occidente. Poco prima del 550 a.C. sappiamo della vittoria che la città riportò, alleata con i Reggini, contro Kroton, Kaulon e Sybaris, nella battaglia della Sagra, l' odierno fiume Torbido: a questo proposito le fonti ricordano l'intervento miracoloso dei Dioscuri, protettori della città, che avrebbero aiutato i 15.000 locresi ad avere il sopravvento sui 120.000 avversari.
Nel 477 a.C. Anaxilas, tiranno di Reggio, attaccò la polis che, successivamente, dal V° a.C., si alleò con Siracusa: Dionisio I sposò una nobile locrese e concesse alla città ampliamenti territoriali ai danni di Rhegion e Kaulon; il figlio di costui, Dionisio II°, cacciato da Siracusa nel 356 a.C., si rifugiò nella città dando origine a un'odiosa tirannide, finita tragicamente con il massacro della sua famiglia da parte dei cittadini esasperati, che instaurarono un governo democratico.
Dopo aver parteggiato per Pirro ed essere stata occupata da Annibale tra il 216 e il 215 a.C., nel 205 a. C. Locri entrò nell'orbita romana come Municipium, fino all'abbandono  nel VII°-VIII° d.C., avvenuto per le incursioni arabe e il conseguente arroccamento su Gerace.
Nelle località Canale, Janchina e Patariti sono state rinvenute alcune tombe a grotticella, relative ad insediamenti siculi del IX°-VIII° a.C., precedenti alla colonizzazione greca.


In località Parapazza-Marasà, dove si trova l'Antiquarium, si possono ammirare i resti delle mura, in blocchi squadrati di arenaria, con una grande torre circolare. L'andamento dell'intera cinta, (7,5 km) descrive un grande rettangolo che, allungato perpendicolarmente alla linea di costa, si estende verso monte fino a comprendere le alture di Castellace, Abbadessa e Mantella.

Il ritrovamento, negli archivi del santuario di Zeus, di una tavoletta bronzea dove si parla di un prestito per la costruzione delle torri, non lascia dubbi sulla datazione agli inizi del III° a.C. delle parti in vista; tuttavia alcuni saggi in profondità hanno permesso di datare il primo impianto al 550 a.C.
L'impianto urbano, a partire dal VI° a.C. è costituito da una fitta serie di strade parallele, larghe 4,5 m (stenopoi), correvano da monte verso valle, in modo da facilitare il deflusso delle acque; queste erano intersecate ortogonalmente da grandi strade larghe di 14 m (plateiai), di cui forse l'attuale Dromo per Bovalino è un residuo: è probabile che qui fosse ubicata l'antica agorà; i lunghi isolati misuravano 101,40 x 27-28 m.
Il quartiere dove si sono concentrate finora le indagini archeologiche è Centocamere, nella zona si è messo in luce diverse abitazioni a pianta molto semplice e una serie di fornaci. Ci sono tuttavia anche esempi di case con organizzazione più complessa, intorno a un ampio cortile, come la «Casa dei leoni» (III° a.C.), con lastre fittili decorate con teste leonine; è la casa più grande individuata finora a Locri (400 mq), composta da un portico (arricchito da intonaci colorati, a imitazione del marmo), un andron (con il posto per sette klinai) e un bagno (con vasca in terracotta e latrina), cosa insolita per quel tempo.
Nell'area di Centocamere, all' esterno delle mura, alla fin e del VII° a.C. fu costruito un grande edificio, noto come «Stoà ad U» per la sua pianta a triportico aperto verso mare o Santuario di Afrodite, successivamente ampliato attorno al 550 a.C. All'interno vi era una serie di piccole stanze (oikoi), tutte uguali, disposte attorno al cortile dove furono rinvenuti ben 371 pozzi sacri, ricolmi di resti di sacrifici animali e oggetti votivi, alcuni con la dedica ad Afrodite. Tutto questo ha fatto pensare a una connessione tra il tempio e la pratica della prostituzione sacra, di cui parlano abbondantemente le fonti.


Santuario Marasà, si tratta del tempio più monumentale di quelli locresi, sito a monte dell'Antiquarium,  in contrada Marasà, presso le mura. In origine constava di una semplice cella rettangolare (fine VII° a.C.), poi completata con l'aggiunta del colonnato; verso il 480 a.C. al posto del primitivo edificio sorse un nuovo Tempio (45 x 19 m ), con diverso orientamento, di ordine ionico, di cui resta in loco ancora un rocchio con la base.
Nei pressi del teatro, in vicinanza di casa Marafioti, sorgeva un Tempio dorico. Il tempio era dedicato a Zeus, come si evince dal preziosissimo archivio di tavolette bronzee, ritrovato in una vicina teca in pietra, con la registrazione della contabilità del santuario.
 All'esterno delle mura, proprio come ricordava Livio, tra i colli di Mannella e Abbadessa, si trova il celebre Persephoneion o Santuario di Persefone,definito da Diodoro Siculo (I° a. C.) «il più illustre santuario dell'Italia».
Gli scavi hanno riportato in luce, vicino casa Marafioti, un teatro costruito alla maniera greca, la cui cavea è ricavata nel declivio naturale della collina, la pianta, a ferro di cavallo, ricorda il primitivo impianto greco, della seconda metà del IV° a.C., anche se l'edificio subì ristrutturazioni in età romana nel I° d.C..


Le necropoli greche sono situate tutte al di fuori del circuito murario, quella di  Lokroi nelle contrade Parapezza, Monaci e Lucifero; Paolo Orsi rinvenne oltre 1700 tombe, che vanno dal VII° al II° d.C., con una prevalenza numerica tra V° e IV° a.C.. Le necropoli romane, poiché relative ad un insediamento più contratto, occupano anche zone interne alle mura, evidentemente non più abitate; tra i ritrovamenti, ricordiamo il sarcofago di C. Ottaviano Crescente, dalla contrada Saletta, consegnato all'Antiquarium (ca. 200 d.C.). 


Le abbondanti testimonianze che provengono dagli scavi di Locri sono oggi sparse in diverse strutture come il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, l'Antiquarium di Locri, che costituisce allo stesso tempo l'ingresso al sito, il Museo Archeologico Nazionale di Crotone  e il Museo Provinciale di Catanzaro dove ricordiamo è custodita una statuetta fittile di Athena, proveniente dall'area del santuario dedicato alla dea.


FontiKaulonNosside


 Link:  Locri Antica
 
 

mercoledì 16 giugno 2010

"Madre"





Il tuo nome è Amore e Vita. 
E profumo di pelle, calde carezze, infinita dolcezza ed esotiche fragranze.
Gioiosi ricordi, echi di risa e lacrime asciugate alla tua tenerezza.

Dovevi essere Amore e Vita. 
Sei stata tristezza e lontananza. Odori estranei e lingue sconosciute. Smarrimento e paura.
Ricordi di lacrime e solitudine. Solo una voce al di là del filo. Desiderata ed odiata.
 E poi dissolta nel nulla e poi ancora la tua voce, il tuo viso. 
Un dolore infinito e ferite ancora sanguinanti. Finite le lacrime rimane atroce ancora infinita la solitudine.

Un filo indissolubile ci lega.
Non so se qualche volta mi hai cercato nel tuo cuore. Se hai mai parlato alla mia ombra.
Se a volte ritorna un ricordo dei mei giochi di bimba. 
So chi sei. Ma mi sei sconosciuta.
Non hai mai permesso che ti chiamassi con amore, dolcezza, nostalgia, rimpianto.
Pronunciare il tuo nome è una nuova ferita sulla mia pelle.

Eppure sei mia madre. 

Il dipinto è stato prelevato dal sito dell'artista Franco Murer

giovedì 13 maggio 2010

"Dimentichi di tutto"

“Si può essere migranti in ogni istante della nostra vita. Si può perdere ogni cosa in ogni istante della nostra vita. Ed allora si deve ricominciare, cercando altrove una opportunità di riscatto, di rivincita o di semplice speranza di vita”




Dimentichi di tutto
continuiamo il nostro cammino
senza contare le volte
che siamo caduti inciampando
che abbiamo avuto sete e fame
che ci hanno deriso e schiaffeggiato.
Di tutto l’amore e l’affetto
che lungo la strada abbiamo raccolto e regalato
dell’odio e dell’indifferenza
della passione e della sua assenza.
Come bambini innocenti
abbiamo riso e pianto
giocato e rimasti al buio provandone paura
ci siamo azzuffati per un pallone
e costruito castelli di sabbia.
Dimentichi di tutto
e sicuri di niente
proseguiamo sulla nostra strada
quella che abbiamo faticosamente trovato
fatta di errori e cattiverie
di gioie e illusioni
pio albergo per la nostra anima.


Nulla da aggiungere all'emozione che prende l'essenza profonda dell'anima di chi legge questi versi. 
Se poi sei o sei stato anche tu un "migrante", o vivi la storia dei "migranti" perchè la tua è una terra dissanguata, allora l'emozione è solo dolore.........

Il mio grazie al poeta Flocco per il dono della sua poesia ed invito a visitare il suo profilo per conoscere altre sue poesie scritte con parole ma anche colori. 
 

mercoledì 12 maggio 2010

La storia di ogniuno di noi nel nome che portiamo.

Mi appassionano le lingue antiche e questo mi porta a chiedermi l'origine di ogni parola, ogni nuovo vocabolo, ogni termine delle varie lingue presenti nella zona dove vivo, di ogni (chiedo a tutti scusa se la mia curiosità può sembrare invadente) cognome!

L'articolo che segue è stato a dir poco illuminante e mille miei "chissa da dove" hanno trovato risposta in pochi minuti. 

I cognomi che mi circondano nel mio quotidiano mi raccontano adesso una storia meravigliosa.
Antica ma viva più che mai!






"La nostra gente è la nostra lingua"

Dal sito: Grecanica

 
... Ma, come si chiama la gente che vive in queste città, in queste contrade, in queste vie dai nomi greci? Beh! Qui c'è forse l'aspetto più vistoso della Calabria bizantina! Con i cognomi greci, infatti, in Calabria potete trovare e fare tutto ciò che volete.

Avete fame? Abbiamo Crea (carne), Scordo (aglio), Alati (sale), un pò di Zema (brodo) e il Tigani (padella), per contorno Marullo (marulli = lattuga) e Caridi (noce), e il pranzo è pronto.

Ah! dimenticavo il fuoco: ed ecco Fotìa (fuoco)!

Vi piacciono gli animali? Ecco allora il sig. Idoni (aidoni = usignolo), il sig. Ieràci (piccolo falco), il sig. Muscari (vitellino, il sig. Ollio ( ghiro), e qualche altro un pò più pericoloso: il sig. Caprì (cinghiale), il sig. Arcudi (orso) e il sig. Lico (lupo).


Cercate casa? C'è il sig. Mesiti (mediatore, sensale); un falegname? il sig. Marenga (marangos = falegname); un fabbro? il sig. Falcomatà (chalcomatàs = fabbro, ramiere); un calzolaio? il sig. Zangari (tsangàris = calzolaio).


Volete verdure, pentole, aghi, sacchi, brocche, serrature, secchi, crusca? Ci sono a vostra disposizione i sigg. Laganà (lachanàs = venditore di verdure), Zuccalà (tsukalàs = fabbricante o venditore di pentole), Velonà (da velòni = ago, venditore di aghi), Saccà (da sàkkos = sacco, fabbricante o venditore di sacchi), Cannatà (da kanàta = brocca, fabbricante o venditore di brocche), Mandalari (da màndalos = chiavistello, fabbricante o venditore di chiavistelli), Sìclari (da sicla = secchio di legno, fabbricante o venditore di secchi) e Piterà (da pìtiro = crusca, venditore di crusca).


Volete conoscere il vostro futuro? Chiedete al sig. Manti (mantis = indovino). cercate una brava signora? Abbiamo la sig.ra Calì (buona) e la sig.ra Cardìa (cuore), ma la più grande è la sig.ra Megàli (grande). Volete persone importanti? Dopo il sig. Proto (protos = primo), seguono il sig. Arconti (àrchontas = nobile, autorità), il sig. Logoteta (logothètis = dignitario bizantino), il sig. Spataro (spathàrios = guardia imperiale bizantina), il sig. Protospataro (capo delle guardie imperiali), il sig. Foca (come Niceforo Foca, il grande generale divenuto poi imperatore) e se non basta il sig. Riga (rigas = re) e perfino il sig. Paleologo (paleologi = dinastia imperiale a Costantinopoli).


Cercate la persona più saggia? È il calabrese sig. Polifroni (polifrònimo = saggio); la sig.ra più curiosa? La sig.ra Iatì (perchè); la più tenera? La sig.ra Trifilò (triferòs = tenero); la ragazza che non potrà fare mai la fotomodella? La sig.na Condrò (chondròs = grasso, grosso); e la più bella, invece? La sig.na Pangallo (pangallos = bellissimo), ovviamente. Qualcuno che vale? Il sig. Argirò (da àrghiros = argento, d'argento) e, se vi sembra poco, il sig. Criseo (da chrisòs = oro, d'oro); una persona istruita? Il sig. Dascola (dàscalos = maestro); una felice? Ne abbiamo almeno due: il sig. Ielo (ielos = riso, risata) e il sig. Caristo (da efchàristos = felice); e uno infelice? Sicuramente il sig. Nisticò (digiuno); la persona più ossequiosa? Il sig. Calimera (buongiorno); la più alta? Il sig. Macrì (macròs = lungo); e la più bassa? Potete scegliere tra Condò (basso, piccolo) e Camogreco (da chamo = basso); la più solitaria? Il sig. Managò (da monachòs = solo); la più frettolosa? Il sig. Gligora (grìgora = presto); e la persona più forte? Certamente il sig. Sidari (sìdiros = ferro), ma il più longevo certamente è il sig. Iero (ieros = vecchio).


Vi piacciono le rosse? Ecco la sig.na Piromalli (da pir = fuoco + mallìa = capelli, dai capelli di fuoco); le brune? Allora c'è per voi la sig.na Melacrinò (melachrinòs = di pelle scura).


Siete religiosi? troverete preti in quantità: Papandrea (papàs Andrea = padre Andrea), Papaianni (padre Giovanni), Papaluca (padre Luca), Papasergi (padre Sergio), Papaleo (padre Leo), Papasidero (padre Sideri), Papagiorgio (padre Giorgio).... E con tanti "papàs" non potevano certo mancare la sig.ra Papadia (appellativo della moglie del prete sposato presso il clero ortodosso)!


Se non vi accontentate, comunque, fate una passeggiata: potrete trovare il sig. Andiloro (andìdoro = pane benedetto distribuito ai fedeli alla fine della divina liturgia di San Giovanni Crisostomo) o incontrare per strada qualcuno che neanche immaginate: addirittura, la sig.ra Panaghia (Panaghìa = tutta santa, la Madonna)!




-----

di Tito Squillaci
dalla relazione in greco "L'ellenismo della Calabria" - Nicosia
(Cipro), porta di Farmagosta, 23 - 03 - 1994.

giovedì 21 gennaio 2010

"Geometrie"





"Perchè ogni mattina ti affacci
dal cuore di una conchiglia
come una perla gigante.

Perchè nella sera carica
di buoni sapori cammini
con passi misurati.

Perchè dovunque mi trovi,
ti trovo, e comunque ti pensi
sei uguale a quella di ieri,
ed è come se fosse domani.

Per la voce sospesa
tra la nuvola bianca del viso
e le mani raccolte a giummella.

Per questo e per altro
sarò ad aspettarti, amante
discreto e paziente.

Chi sei, esattamente chi sei,
nido intrecciato nell'incavo brocco,
terra camminata, indice del libro?

Corallo o farfalla di mare?
O mare profondo, abisso,
alone di scirocco?

Entrerai con me
nel grande zero dei cieli,
o resterai fissata
a questa circonferenza imperfetta
che ti costringe tra fiumi
uguali e paralleli a niente?

Se io aspetto ancora
e te che aspetto,
ultima striscia imbrigliata
nel bisticcio dei lumi."


Raffaele Romano Giovinazzo
Tratto dalla raccolta di poesie "La qualità del peccato"




mercoledì 4 novembre 2009

A mis amigos..........



"A mis amigos les adeudo la ternura
y las palabras del alivio y el abrazo,
el compartir con todos ellos la factura que nos presenta la vida paso a paso.

A mis amigos les adeudo la paciencia
de tolerarme mis espinas más agudas,
los arrebatos del humor, la negligencia, las vanidades, los temores y las dudas.

Un barco frágil de papel parece a veces la amistad,
pero jamás puede con él la más violenta tempestad,
porque ese barco de papel tiene aferrado su timón,
por capital y timonel un corazón.

A mis amigos les adeudo los enfados
que perturbaron sin querer nuestra
armonía, sabemos todos que no puede ser pecado el discutir alguna vez por tonterías.

A mis amigos legaré cuando me muera
mi devoción en un acorde de guitarra
y entre los versos olvidados de un poema mi pobre alma incorregible de cigarra.

Amigo mío, si esta copla como el viento a donde quieras escucharla te reclamara, serás plural porque lo exige el sentimiento cuando se lleva a los amigos en el alma."

Alberto Cortez




"Ai miei amici devo la tenerezza e le parole di sollievo e l'abbraccio,
il condividere con tutti lori il conto che ci presenta il vita passo a passo.

Ai miei amici devo la pazienza di tollerare
le mie spine più acute,
gli scatti dell'umore, la negligenza, le vanità, le paure ed i dubbi.

Una barca fragile di carta sembra a volte l'amicizia,
ma non può mai contro di lei la più violenta delle tempeste,
perché quella barca di carta tiene stretto il suo timone,
per capitano e timoniere ha un cuore.

Ai miei amicii devo le ire
che perturbarono senza volere la nostra armonia,
sappiamo tutti che non può essere peccato il discutere qualche volta per sciocchezze.

Ai miei amici trasmetterò al mio morir
la mia devozione in un accordo di chitarra
e tra i versi dimenticati di un poema la mia povera anima incorreggibile di cicala.

Amico mio, se questo canto come vento ti chiamasse quando tu voglia ascoltarlo,
saremo insieme perché l'esige il sentimento quando si porta gli amici dentro l'anima."


giovedì 22 ottobre 2009

"Progetto Nazareth Onlus" Incontro a Cittanova

L'associazione "Progetto Nazareth Onlus", curata da Padre Damiano Muratori, da anni si adopera per la realizzazione di progetti mirati ad aiutare le popolazioni disagiate del Centro America.

La disoccupazione, la mancanza di fondi per la salute e l'istruzione e, sopratutto, la corruzione a tutti i livelli sono piaghe endemiche di questi popoli.

La crisi finanziaria, poi, che ha coinvolto tutto il mondo e che sta mettendo a dura prova tutte le nazioni, sta letteralmente schiacciando le piccole nazioni del terzo mondo. Tutto questo aggiunge violenza alla violenza; ci sono regioni dove si vive come in stato di guerra.

In Guatemala, la siccità di quest'anno, ha ridotto alla fame migliaia di famiglie; i frati francescani, che lì si adoperano per dare aiuto e sollievo, appena riescono ad offrire una goccia di acqua per tanta sete.
Il "Progetto Nazareth" ha già realizzato in Guatemala alcune opere sociali di grande impatto; scuole per bambini indios, cooperative agricole, microimprese al femminile per la produzione di tessuti tipici, un refettorio per i poveri con una capacità di 150 persone dove tre volte la settimana i frati offrono un pasto caldo a chiunque bussi alla loro porta mentre in Nicaragua porta avanti una Clinica , progetti agricoli di sviluppo e progetti specifici secondo le necessità come la costruzione di case, microacquedotti e sale multiservizi.

Ogni domenica, all'alba, Padre Damiano Muratori accompagnato da un gruppo di volontari esce alla ricerca di drogati, alcoolizzati e senzatetto che trovano riparo nelle discariche pubbliche, sotto gli alberi o sotto i portici delle case e offre loro il buon giorno, una forma di pane ed un caffè: è un'esperienza davvero molto forte sia per chi offre che per chi riceve.

Sabato 24 ottobre, alle ore 16,30 presso la Biblioteca comunale "V.De Cristo" di Cittanova (RC), l'associazione organizza un incontro per presentare il "Progetto Nazareth" e la missione umanitaria a favore delle popolazioni del Centro America; nel corso dell'incontro la sig.na Carmen Rizo porterà la sua testimonianza sull'attuale situazione in Nicaragua e Guatemala proponendo anche un video sulle zone dove opera l'associazione e sui progetti già realizzati.

Chiunque desideri condividere con noi questa esperienza è invitato a partecipare.

"Con tanti granellini di sabbia, si può elevare una montagna"

Il mio grazie a tutti voi per l'attenzione.


Date numerose richieste d'informazioni ricevute, riguardo alle modalità per dare un aiuto a favore della missione di Padre Damiano Muratori, aggiungo quì in basso il numero di Conto Corrente del "Progetto Nazareth":


C/C n. 40214769
intestato a:
PROGETTO NAZARETH PADRE DAMIANO MURATORI-O.N.L.U.S.

causale del versamento:
"Progetto Nazaret Onlus" Padre Damiano Muratori; Guatemala e Nicaragua