"E' un privilegio preparare la stanza in cui dormirà qualcun altro"
E. Jolley
"Villa Lopez" è un Bed & Breakfast che offre ai suoi ospiti calda accoglienza, intimità, relax, eleganza e cura in ogni particolare.
Il suo blog nasce per raccontare le piccole straordinarie storie di amicizia nate tra una torta di mele ed una chiacchierata in giardino all'ombra "du' Chiozzu", il vecchio gelso che stende i suoi ombrosi rami, paterno e protettivo, e la cui maestosa mole parla di secoli di vita e sembra quasi raccontarti di tutti i monelli che ogni primavera davano la scalata ai suoi rami per "rubare" le sue more.
Tra le pagine di questo blog troverete i pensieri, a volte vere poesie, lasciati dai miei ospiti, veri protagonisti della vita di questo bed&breakfast; troverete pagine scritte proprio da alcuni di loro; troverete, a volte, riflessioni e considerazioni sui problemi di quest'angolo di Calabria e sul turismo; troverete leggende e racconti nati dalla fantasia popolare e tramandati nei secoli; poesie e brani di autori calabresi, spesso sconosciuti.
Il mio invito, a tutti i visitatori di questo blog, a lasciare i propri pensieri e commenti dando così vita e seguito a tante altre bellissime storie di simpatia ed amicizia.


Accomodatevi, prego, se desiderate visitare il mio bed & breakfast
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giovedì 22 luglio 2010

Locri Epizephiri "Lokroi Epizephyrioi"

Ratto di Proserpina


Epizefiri,  ovvero  letteralmente «vicino a Capo Zeffirio», oggi Capo Bruzzano, ricorda le origini del primo insediamento greco sul promontorio, alla fine dell'VIII° a.C., prima che i coloni si spostassero 20 km più a nord, sempre alle pendici dell'Aspromonte, in una zona pianeggiante compresa tra il mare, i due torrenti Gerace e Portigliola e le colline. 
Ci troviamo in un'area che si estende per 230 ettari all'interno delle mura, segnata da un asse parallela alla costa che, ancora oggi, conserva il nome antico di dromos (corso) e divide la parte pubblica, a monte, da quella litoranea, a carattere residenziale. Locri, arrivò a contare 40.000 abitanti, è oggi la meglio conosciuta tra le città della Magna Grecia, grazie all'abbondanza documentaria delle fonti e dei ritrovamenti archeologici.

La città fu fondata alla fine dell'VIII° a.C., da coloni che provenivano dalla Locride Ozolia o Opunzia. Aristotele sostiene che i fondatori fossero in realtà dei servi fuggiti con le mogli dei loro padroni, impegnati con Sparta nella guerra contro i Messeni, probabilmente per questo motivo erano le madri a trasmettere la discendenza nobiliare.


Fin dall'antichità Locri è ricordata per l'attività legislativa di Zaleuco (del 660 a.C. circa), redattore del primo codice europeo di leggi scritte. Alla fine del VII° a.C. si datano le fondazioni delle due colonie locresi sul Tirreno, Hipponion e Medma, che costituivano la politica di espansione territoriale a Occidente. Poco prima del 550 a.C. sappiamo della vittoria che la città riportò, alleata con i Reggini, contro Kroton, Kaulon e Sybaris, nella battaglia della Sagra, l' odierno fiume Torbido: a questo proposito le fonti ricordano l'intervento miracoloso dei Dioscuri, protettori della città, che avrebbero aiutato i 15.000 locresi ad avere il sopravvento sui 120.000 avversari.
Nel 477 a.C. Anaxilas, tiranno di Reggio, attaccò la polis che, successivamente, dal V° a.C., si alleò con Siracusa: Dionisio I sposò una nobile locrese e concesse alla città ampliamenti territoriali ai danni di Rhegion e Kaulon; il figlio di costui, Dionisio II°, cacciato da Siracusa nel 356 a.C., si rifugiò nella città dando origine a un'odiosa tirannide, finita tragicamente con il massacro della sua famiglia da parte dei cittadini esasperati, che instaurarono un governo democratico.
Dopo aver parteggiato per Pirro ed essere stata occupata da Annibale tra il 216 e il 215 a.C., nel 205 a. C. Locri entrò nell'orbita romana come Municipium, fino all'abbandono  nel VII°-VIII° d.C., avvenuto per le incursioni arabe e il conseguente arroccamento su Gerace.
Nelle località Canale, Janchina e Patariti sono state rinvenute alcune tombe a grotticella, relative ad insediamenti siculi del IX°-VIII° a.C., precedenti alla colonizzazione greca.


In località Parapazza-Marasà, dove si trova l'Antiquarium, si possono ammirare i resti delle mura, in blocchi squadrati di arenaria, con una grande torre circolare. L'andamento dell'intera cinta, (7,5 km) descrive un grande rettangolo che, allungato perpendicolarmente alla linea di costa, si estende verso monte fino a comprendere le alture di Castellace, Abbadessa e Mantella.

Il ritrovamento, negli archivi del santuario di Zeus, di una tavoletta bronzea dove si parla di un prestito per la costruzione delle torri, non lascia dubbi sulla datazione agli inizi del III° a.C. delle parti in vista; tuttavia alcuni saggi in profondità hanno permesso di datare il primo impianto al 550 a.C.
L'impianto urbano, a partire dal VI° a.C. è costituito da una fitta serie di strade parallele, larghe 4,5 m (stenopoi), correvano da monte verso valle, in modo da facilitare il deflusso delle acque; queste erano intersecate ortogonalmente da grandi strade larghe di 14 m (plateiai), di cui forse l'attuale Dromo per Bovalino è un residuo: è probabile che qui fosse ubicata l'antica agorà; i lunghi isolati misuravano 101,40 x 27-28 m.
Il quartiere dove si sono concentrate finora le indagini archeologiche è Centocamere, nella zona si è messo in luce diverse abitazioni a pianta molto semplice e una serie di fornaci. Ci sono tuttavia anche esempi di case con organizzazione più complessa, intorno a un ampio cortile, come la «Casa dei leoni» (III° a.C.), con lastre fittili decorate con teste leonine; è la casa più grande individuata finora a Locri (400 mq), composta da un portico (arricchito da intonaci colorati, a imitazione del marmo), un andron (con il posto per sette klinai) e un bagno (con vasca in terracotta e latrina), cosa insolita per quel tempo.
Nell'area di Centocamere, all' esterno delle mura, alla fin e del VII° a.C. fu costruito un grande edificio, noto come «Stoà ad U» per la sua pianta a triportico aperto verso mare o Santuario di Afrodite, successivamente ampliato attorno al 550 a.C. All'interno vi era una serie di piccole stanze (oikoi), tutte uguali, disposte attorno al cortile dove furono rinvenuti ben 371 pozzi sacri, ricolmi di resti di sacrifici animali e oggetti votivi, alcuni con la dedica ad Afrodite. Tutto questo ha fatto pensare a una connessione tra il tempio e la pratica della prostituzione sacra, di cui parlano abbondantemente le fonti.


Santuario Marasà, si tratta del tempio più monumentale di quelli locresi, sito a monte dell'Antiquarium,  in contrada Marasà, presso le mura. In origine constava di una semplice cella rettangolare (fine VII° a.C.), poi completata con l'aggiunta del colonnato; verso il 480 a.C. al posto del primitivo edificio sorse un nuovo Tempio (45 x 19 m ), con diverso orientamento, di ordine ionico, di cui resta in loco ancora un rocchio con la base.
Nei pressi del teatro, in vicinanza di casa Marafioti, sorgeva un Tempio dorico. Il tempio era dedicato a Zeus, come si evince dal preziosissimo archivio di tavolette bronzee, ritrovato in una vicina teca in pietra, con la registrazione della contabilità del santuario.
 All'esterno delle mura, proprio come ricordava Livio, tra i colli di Mannella e Abbadessa, si trova il celebre Persephoneion o Santuario di Persefone,definito da Diodoro Siculo (I° a. C.) «il più illustre santuario dell'Italia».
Gli scavi hanno riportato in luce, vicino casa Marafioti, un teatro costruito alla maniera greca, la cui cavea è ricavata nel declivio naturale della collina, la pianta, a ferro di cavallo, ricorda il primitivo impianto greco, della seconda metà del IV° a.C., anche se l'edificio subì ristrutturazioni in età romana nel I° d.C..


Le necropoli greche sono situate tutte al di fuori del circuito murario, quella di  Lokroi nelle contrade Parapezza, Monaci e Lucifero; Paolo Orsi rinvenne oltre 1700 tombe, che vanno dal VII° al II° d.C., con una prevalenza numerica tra V° e IV° a.C.. Le necropoli romane, poiché relative ad un insediamento più contratto, occupano anche zone interne alle mura, evidentemente non più abitate; tra i ritrovamenti, ricordiamo il sarcofago di C. Ottaviano Crescente, dalla contrada Saletta, consegnato all'Antiquarium (ca. 200 d.C.). 


Le abbondanti testimonianze che provengono dagli scavi di Locri sono oggi sparse in diverse strutture come il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, l'Antiquarium di Locri, che costituisce allo stesso tempo l'ingresso al sito, il Museo Archeologico Nazionale di Crotone  e il Museo Provinciale di Catanzaro dove ricordiamo è custodita una statuetta fittile di Athena, proveniente dall'area del santuario dedicato alla dea.


FontiKaulonNosside


 Link:  Locri Antica
 
 

mercoledì 12 maggio 2010

La storia di ogniuno di noi nel nome che portiamo.

Mi appassionano le lingue antiche e questo mi porta a chiedermi l'origine di ogni parola, ogni nuovo vocabolo, ogni termine delle varie lingue presenti nella zona dove vivo, di ogni (chiedo a tutti scusa se la mia curiosità può sembrare invadente) cognome!

L'articolo che segue è stato a dir poco illuminante e mille miei "chissa da dove" hanno trovato risposta in pochi minuti. 

I cognomi che mi circondano nel mio quotidiano mi raccontano adesso una storia meravigliosa.
Antica ma viva più che mai!






"La nostra gente è la nostra lingua"

Dal sito: Grecanica

 
... Ma, come si chiama la gente che vive in queste città, in queste contrade, in queste vie dai nomi greci? Beh! Qui c'è forse l'aspetto più vistoso della Calabria bizantina! Con i cognomi greci, infatti, in Calabria potete trovare e fare tutto ciò che volete.

Avete fame? Abbiamo Crea (carne), Scordo (aglio), Alati (sale), un pò di Zema (brodo) e il Tigani (padella), per contorno Marullo (marulli = lattuga) e Caridi (noce), e il pranzo è pronto.

Ah! dimenticavo il fuoco: ed ecco Fotìa (fuoco)!

Vi piacciono gli animali? Ecco allora il sig. Idoni (aidoni = usignolo), il sig. Ieràci (piccolo falco), il sig. Muscari (vitellino, il sig. Ollio ( ghiro), e qualche altro un pò più pericoloso: il sig. Caprì (cinghiale), il sig. Arcudi (orso) e il sig. Lico (lupo).


Cercate casa? C'è il sig. Mesiti (mediatore, sensale); un falegname? il sig. Marenga (marangos = falegname); un fabbro? il sig. Falcomatà (chalcomatàs = fabbro, ramiere); un calzolaio? il sig. Zangari (tsangàris = calzolaio).


Volete verdure, pentole, aghi, sacchi, brocche, serrature, secchi, crusca? Ci sono a vostra disposizione i sigg. Laganà (lachanàs = venditore di verdure), Zuccalà (tsukalàs = fabbricante o venditore di pentole), Velonà (da velòni = ago, venditore di aghi), Saccà (da sàkkos = sacco, fabbricante o venditore di sacchi), Cannatà (da kanàta = brocca, fabbricante o venditore di brocche), Mandalari (da màndalos = chiavistello, fabbricante o venditore di chiavistelli), Sìclari (da sicla = secchio di legno, fabbricante o venditore di secchi) e Piterà (da pìtiro = crusca, venditore di crusca).


Volete conoscere il vostro futuro? Chiedete al sig. Manti (mantis = indovino). cercate una brava signora? Abbiamo la sig.ra Calì (buona) e la sig.ra Cardìa (cuore), ma la più grande è la sig.ra Megàli (grande). Volete persone importanti? Dopo il sig. Proto (protos = primo), seguono il sig. Arconti (àrchontas = nobile, autorità), il sig. Logoteta (logothètis = dignitario bizantino), il sig. Spataro (spathàrios = guardia imperiale bizantina), il sig. Protospataro (capo delle guardie imperiali), il sig. Foca (come Niceforo Foca, il grande generale divenuto poi imperatore) e se non basta il sig. Riga (rigas = re) e perfino il sig. Paleologo (paleologi = dinastia imperiale a Costantinopoli).


Cercate la persona più saggia? È il calabrese sig. Polifroni (polifrònimo = saggio); la sig.ra più curiosa? La sig.ra Iatì (perchè); la più tenera? La sig.ra Trifilò (triferòs = tenero); la ragazza che non potrà fare mai la fotomodella? La sig.na Condrò (chondròs = grasso, grosso); e la più bella, invece? La sig.na Pangallo (pangallos = bellissimo), ovviamente. Qualcuno che vale? Il sig. Argirò (da àrghiros = argento, d'argento) e, se vi sembra poco, il sig. Criseo (da chrisòs = oro, d'oro); una persona istruita? Il sig. Dascola (dàscalos = maestro); una felice? Ne abbiamo almeno due: il sig. Ielo (ielos = riso, risata) e il sig. Caristo (da efchàristos = felice); e uno infelice? Sicuramente il sig. Nisticò (digiuno); la persona più ossequiosa? Il sig. Calimera (buongiorno); la più alta? Il sig. Macrì (macròs = lungo); e la più bassa? Potete scegliere tra Condò (basso, piccolo) e Camogreco (da chamo = basso); la più solitaria? Il sig. Managò (da monachòs = solo); la più frettolosa? Il sig. Gligora (grìgora = presto); e la persona più forte? Certamente il sig. Sidari (sìdiros = ferro), ma il più longevo certamente è il sig. Iero (ieros = vecchio).


Vi piacciono le rosse? Ecco la sig.na Piromalli (da pir = fuoco + mallìa = capelli, dai capelli di fuoco); le brune? Allora c'è per voi la sig.na Melacrinò (melachrinòs = di pelle scura).


Siete religiosi? troverete preti in quantità: Papandrea (papàs Andrea = padre Andrea), Papaianni (padre Giovanni), Papaluca (padre Luca), Papasergi (padre Sergio), Papaleo (padre Leo), Papasidero (padre Sideri), Papagiorgio (padre Giorgio).... E con tanti "papàs" non potevano certo mancare la sig.ra Papadia (appellativo della moglie del prete sposato presso il clero ortodosso)!


Se non vi accontentate, comunque, fate una passeggiata: potrete trovare il sig. Andiloro (andìdoro = pane benedetto distribuito ai fedeli alla fine della divina liturgia di San Giovanni Crisostomo) o incontrare per strada qualcuno che neanche immaginate: addirittura, la sig.ra Panaghia (Panaghìa = tutta santa, la Madonna)!




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di Tito Squillaci
dalla relazione in greco "L'ellenismo della Calabria" - Nicosia
(Cipro), porta di Farmagosta, 23 - 03 - 1994.

giovedì 15 ottobre 2009

Viaggio in Calabria ..............




" Il calore si rovescia in torrenti benigni sopra a questa desolazione; neppure un'ombra di vapore appanna l'orizzonte; non una vela, non un'increspatura interrompe la linea del mare.

Si può ascoltare il silenzio.

Il sopore avvolge ogni essere della terra: dormono le cime delle colline, e le valli, i promontori, gli affossamenti, e tutte le creature che muovono sopra la nera terra............

Un tale torrido splendore, quando imbeve una terra della più austera semplicità, riconduce lo spirito a stati di primitiva soddisfazione e di altrettanto primitiva ricettività. Si delinea nella nostra fantasia una nuova visione delle cose umane, un suggestivo senso di benessere, in cui non trovano posto le sciocche difficoltà ed i contrasti del nostro tempo.

Liberarsi da questi legami, ritrovare l'affinità con un elementare e vigoroso archetipo, amante della terra e del sole............

Come sono felici questi attimi di aureo equilibrio!

Si, è un bene lasciarsi sommergere da questa atmosfera aspra e vibrante, nel fulgore meridiano delle cose.

E' questo il mezzogiorno definito dai Greci l'ora "pesante", quando i templi non sono calpestati da sacerdoti nè da fedeli; adesso la chiamano "Controra".

Uomini e bestie sono incatenati dal sonno, mentre gli spiriti si aggirano intorno. Il demone del mezzoggiorno, l'Abitatore dei calmi spazi azzurri.......... ed il genio che indugia su questo antico Capo della Colonna è ingenuo e benigno".


Norman Douglas, Viaggio in Calabria




giovedì 31 luglio 2008

"I Campi di Marco"

L’uomo si muove silenzioso sotto gli altissimi pini, attraverso i sentieri tracciati dai pastori; si spinge fin sulla cima del monte. Ai suoi piedi la distesa di pascoli nella pianura che dai monti giunge fino alle terre paludose intorno a Metauros. Il suo orecchio adesso si fa attento; protetto dal folto della macchia spinge lo sguardo verso l’orizzonte, ad est.
Il campo dei soldati romani è già in attività; silenziosi si preparano alla battaglia. Hanno percorso centinaia di chilometri attraversando le terre italiche verso sud; mesi e mesi di marcia per giungere in queste terre dove la fantasia ed i capricci della natura pongono sempre nuovi ostacoli a rallentare il cammino; hanno raggiunto le terre dell’altipiano inerpicandosi faticosamente attraverso valli e scoscesi burroni coperti da foreste fitte ed oscure che da millenni crescono selvagge. Per giorni e giorni hanno scavato il fossato di sbarramento; il loro condottiero, Marco Licinio Crasso, ha voluto che tagliasse questa terra da “mare a mare”, dallo Jonio fino al Tirreno; qui dovranno essere fermati i nemici di Roma.
Qualche chilometro più a sud, sul versante della montagna che scende ad Ovest, nei ripari inaccessibili dove li hanno guidati pastori e briganti, gli schiavi ribelli dormono ancora.

Solo Spartaco, il ribelle, colui che ha osato sfidare il potere dei padroni romani, sollevando ed incitando gli schiavi alla libertà, ha vegliato tutta la notte. Sa che i soldati di Roma sono lì, poco distanti, sul pianoro appena dietro il crinale della montagna, pronti a fermare la loro avanzata. Da giorni i pastori di Mamertum, al ritorno dai pascoli, dove guidano le greggi così da poter spiare le mosse dei soldati, raccontano del lungo fossato scavato nella montagna "finu ai du' mari", dei proiettili di piombo che a migliaia hanno fuso nei forni e dell'incredibile quantità di lance e frecce preparate seguendo gli ordini del temibile ed astuto Marco Licinio Crasso.

La battaglia sarà violenta e dolorosa la sconfitta ma ancora più atroce sarà, per l’animo del capo dei ribelli, la perdita di molti dei suoi compagni. Il suo cuore è greve; uomini e donne lo hanno seguito fiduciosi. Lo seguiranno anche oggi e moriranno spinti dal desiderio di libertà e dopo moriranno anche i pastori di questi monti, povera, brava gente, e le loro famiglie che, ignare della furia che si abbatterà sulle loro piccole case di
Mamertum , senza porre domanda alcuna gli hanno offerto asilo, cibo ed aiuto.

Il sole è sorto illuminando una terra di incantevole, dolorosa bellezza.
Il verde brillante e le misteriose profondità dei boschi appena accarezzate dai primi raggi di sole; i profondi solchi, ancora oscuri, dei versanti che scivolano verso la piana sottostante si rivelano alla luce del mattino.

Lo sguardo di Spartaco scende fino ai fiumi dalle limpide acque, indovina tra le rocce le limpide sorgenti e gli spumeggianti salti delle cascate. Una strana aquila taglia il cielo con il suo maestoso volo. La profonda solitudine di questi monti parla, come il suo cuore, di libertà. A Sud-Ovest i contrafforti montuosi, accesi di violacei bagliori, celano allo sguardo le terre di Sicilia mentre dal mare sorgono imponenti le isole ed i vulcani, dimora del dio greco Eolo. Ai suoi piedi le fortificazioni romane di Mamertum; più a Nord, come nastro bianco sul verde intenso della fitta vegetazione, la via greca che porta a Medma.
Oltre queste montagne, oltre le cime lontane ancora sfumate nella nebbiolina notturna che sale dalle valli, lontano da qui, Roma lo attende. Sente le voci dei suoi uomini giungere dai rifugi, giù nel sottobosco. E’ ora di tornare da loro e prepararsi alla terribile prova che li attende.


Tutta la toponomastica del luoghi quì intorno racconta delle vicende storiche appena raccontate.
La zona denominata "Campi di Marco", appunto dalla battaglia che vi si svolse tra le truppe romane al comando del console romano Marco Licinio Crasso e gli schiavi ribelli guidati da Spartaco si trova sui piani dello Zomaro, località montana di Cittanova; del fossato di sbarramento scavato dai soldati romani si conserva traccia nel toponimo "Serra di Marco", località sita, come la precedente, del territorio dello Zomaro e "Fosso di Marco" che è un piccolo affluente della Fiumara Serra che costeggia Cittanova, sul lato sud.
Marco e Arcangela, guide ambientali-escursionistiche del gruppo "Aspronauta" guidano i visitatori lungo i siti storici, archeologici e naturalistici del "Parco Nazionale d'Aspromonte".


Per i riferimenti alla toponomastica dei luoghi descritti e ai reali eventi storici devo ringraziare Domenico Raso ed il suo meraviglioso libro "La Montagna dei Sette Popoli"; grazie ad Arcangela ho potuto consultare i libri "I segni dell'uomo nelle terre alte d'Aspromonte" e la guida "Calabria Verde" di Francesco Bevilacqua, che ho letto con piacere e che sono stati incredibile fonte d'informazioni sul territorio aspromontano; grazie a Marco ho potuto dare un nome ai luoghi "visti" da Spartaco.