"E' un privilegio preparare la stanza in cui dormirà qualcun altro"
E. Jolley
"Villa Lopez" è un Bed & Breakfast che offre ai suoi ospiti calda accoglienza, intimità, relax, eleganza e cura in ogni particolare.
Il suo blog nasce per raccontare le piccole straordinarie storie di amicizia nate tra una torta di mele ed una chiacchierata in giardino all'ombra "du' Chiozzu", il vecchio gelso che stende i suoi ombrosi rami, paterno e protettivo, e la cui maestosa mole parla di secoli di vita e sembra quasi raccontarti di tutti i monelli che ogni primavera davano la scalata ai suoi rami per "rubare" le sue more.
Tra le pagine di questo blog troverete i pensieri, a volte vere poesie, lasciati dai miei ospiti, veri protagonisti della vita di questo bed&breakfast; troverete pagine scritte proprio da alcuni di loro; troverete, a volte, riflessioni e considerazioni sui problemi di quest'angolo di Calabria e sul turismo; troverete leggende e racconti nati dalla fantasia popolare e tramandati nei secoli; poesie e brani di autori calabresi, spesso sconosciuti.
Il mio invito, a tutti i visitatori di questo blog, a lasciare i propri pensieri e commenti dando così vita e seguito a tante altre bellissime storie di simpatia ed amicizia.


Accomodatevi, prego, se desiderate visitare il mio bed & breakfast
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mercoledì 2 luglio 2008

"Pani e Cipudi"

Un carissimo amico di "Villa Lopez" è l'appassionato autore di questi versi così toccanti e pieni di uno straordinario amore per la propria terra, amore incontenibile per il suo cuore di "esiliato" dal proprio paese e dalle proprie radici.


"Vorrìa mu tornu a Cittannova
Pecchì lu meu penzeru è sempi docu,
Li genti e li vicini chidu jornu
'Mpiccicati mi restaru 'ntra lu cori....

Vorrìa mu tornu ancora cotraredu
Di quandu jia a' la scola a' li barracchi
Mu viju la me' mamma giuvaneda
Cu' li schjiacchi russi 'ntra la facci....

Vorrìa mu' vegnu sulu natra vota;
Mu' viju la me' mamma piccirida:
Cu' sapi quantu voti m'aspettau
Da la hjiangazza dì la porticeda!

Mo' mentri scrivu stì palori
Li gralimi mi spuntanu 'ntra l'occhji
Penzandu sempi a' ida povareda
Di' quantu patiu 'ntra la sò vita....

Vorrìa mu' tornu ancora a' lu Pajsi
'Chesti lu' 'cchju bellu di la "Chiana",
Mu' viju li cotrari di' la scola e 'mun'ci dicu:
Pani e Cipudi ma quandu siti randi
no' 'mbidijiti i' Cittannova!"

Pasquale Barbatano




Pasquale Barbatano, figlio di Salvatore e Maria Teresa Chiaro, è nato a Cittanova il 3 Gennaio del 1926, secondo di dodici figli.
Il padre era un noto commerciante del legno e si occupava anche di agricoltura e di numerosi frantoi per la molitura delle olive e la produzione dell'olio.
Con la guerra del 1943 arrivarono le difficoltà economiche ed il crollo delle attività familiari e Pasqualino con grande dispiacere dovette lasciare gli studi e la sua cara scuola "a' li barracchi", vecchie e famose baracche di legno tirate sù dopo il terremoto del 1908, per aiutare il padre. Nel 1948, alla fine della guerra che l'ha visto militare di leva nell'Aereonautica, si trasferisce a La Spezia dove conosce e sposa la dolce signora Anna. Stimato commerciante è conosciuto in tutto lo "spezzino" per le sue attività nel sociale. Poeta e scrittore continua a ricevere premi e riconoscimenti per le sue toccanti opere.

giovedì 12 giugno 2008

U' Paradisu

Il vecchio gelso!
Per meglio dire "u' Chiozzu"!
Sei l'ultimo sopravissuto di una piantagione di gelsi; le tue foglie hanno nutrito per secoli i Bachi da seta che generazioni di fanciulle hanno filato.
Quante meravigliose tele e splendidi ricami con quel lucido filo d'oro!
E quante generazioni di ragazzi si sono arrampicate sui tuoi rami per rubarti le dolcissime more!
Quanti di quei ragazzini, ormai canuti, si fermano a guardarti ricordando i giorni delle loro marachelle. Tanti tra loro non possono più tornare ma i loro ricordi aleggiano ancora quì ed i loro occhi lucidi nel volgere lo sguardo verso i tuoi frondosi rami vivono per sempre nella tua memoria, custoditi dalla tua dura corteccia scolpita dai secoli.
Oggi vecchi e nuovi amici si siedono a riposare al fresco dell'ombra che regali generoso.

Ad un tuo caro vecchio amico dedico questi versi della cui esistenza, con l'entusiasmo proprio dell'archeologo della letteratura, venne a conoscenza proprio all'ombra dei tuoi rami e con i quali apre ogni nostra conversazione.



"Fatta di l'anni la mità ccaminu,

mi vitti 'nta nu voscu 'ntrizzicatu,

ca' di la strata no' ngagghjai mu minu.

E chi bi' cuntu d'undi era ficcatu?

'nta spini e stroffi no' pigghjava pista

chi mu' li penzu m'attrassa lu' hjiatu.

Ch'eni la morti si no' era chista?

ma, pe' lu bonu c'àju di cuntàri,

'ncignu a' cuntàri chi' mi vinni 'mbista."

Per chi non ha dimestichezza con la lingua calabrese citerò solo il primo verso dell'opera eccelsa di cui questi versi aprono la traduzione appunto in calabrese:

"Nel mezzo del cammin di nostra vita

Mi ritrovai per una selva oscura .............."

L'opera di traduzione della Divina Commedia in lingua calabrese impegnò gran parte della vita di Don Giuseppe Blasi, sacerdote e poeta, la cui vasta produzione letteraria rimane ancora oggi quasi completamente sconosciuta poichè le sue opere permangono quasi tutte inedite. Si può riconoscere nella traduzione la lingua parlata a Laureana di Borrello della cui zona era originario l'autore.

E' d'obbligo chiudere con gli stessi versi con cui l'autore sciolse il suo "Halleluja" quando, il 15 ottobre del 38 arrivava "ncima a lu Paradisu":

"Fici chi' potti fari.... chi' bboliti?

Si megghjiu lu volivu traduciutu

provati vui e bbidìti s'arrescìti.....

Aju mu' lodu a' Ddeu di quantu ajutu

mi dezzi: di' li magghji di 'sta riti

mu' nesciu e nnommu restu 'nsollenutu."

Ho cercato sul web notizie sulla vita di Don Giuseppe Blasi e sulle sue opere senza trovarne la minima traccia per cui l'unica fonte alla quale posso attingere è proprio l'edizione della sua "Divina Commedia".

Giuseppe Blasi nacque a Bellantone (RC) il 6 aprile del 1881 dove morì il 20 gennaio del 1954. Fù seminarista a Messina dove ebbe modo di conoscere Giovanni Pascoli, che all'epoca insegnava presso quella università; passò quindi al seminario vescovile di Mileto dove compì gli studi classici dimostrando si da allora il suo forte ingegno. Conseguì la maturità classica, da esterno, a Napoli. Fù ordinato sacerdote nel 1904 e, per le sue doti morali e per la sua preparazione, Mons. Morabito, vescovo di Mileto, lo trattenne presso di sè e lo volle insegnante di materie letterarie in quel seminario vescovile.

Con grande piacere devo, inoltre, riportare le parole con cui l'amico Pasquale Barbatano mi ha dedicato la copia di un suo libro ricordando proprio i momenti in cui, a "Villa Lopez", fece la scoperta di questa traduzione in calabrese della somma opera di Dante: "Ho girato il mondo in lungo ed in largo ma una parte del paradiso l'ho trovato quì! In questa casa deliziosa."

Un'ultima precisazione: ho dato titolo a questo post "U' Paradisu", anche se in realtà l'opera si apre con "U' Mpernu", per i versi con i quali l'autore esprime le proprie sensazioni nel concludere il suo lavoro e per il riferimento a Villa Lopez nella dedica dell'amico Pasquale Barbatano.