"E' un privilegio preparare la stanza in cui dormirà qualcun altro"
E. Jolley
"Villa Lopez" è un Bed & Breakfast che offre ai suoi ospiti calda accoglienza, intimità, relax, eleganza e cura in ogni particolare.
Il suo blog nasce per raccontare le piccole straordinarie storie di amicizia nate tra una torta di mele ed una chiacchierata in giardino all'ombra "du' Chiozzu", il vecchio gelso che stende i suoi ombrosi rami, paterno e protettivo, e la cui maestosa mole parla di secoli di vita e sembra quasi raccontarti di tutti i monelli che ogni primavera davano la scalata ai suoi rami per "rubare" le sue more.
Tra le pagine di questo blog troverete i pensieri, a volte vere poesie, lasciati dai miei ospiti, veri protagonisti della vita di questo bed&breakfast; troverete pagine scritte proprio da alcuni di loro; troverete, a volte, riflessioni e considerazioni sui problemi di quest'angolo di Calabria e sul turismo; troverete leggende e racconti nati dalla fantasia popolare e tramandati nei secoli; poesie e brani di autori calabresi, spesso sconosciuti.
Il mio invito, a tutti i visitatori di questo blog, a lasciare i propri pensieri e commenti dando così vita e seguito a tante altre bellissime storie di simpatia ed amicizia.


Accomodatevi, prego, se desiderate visitare il mio bed & breakfast

venerdì 23 gennaio 2009

Un sonetto da sussurrare dolcemente...........


Vorrei donare un sonetto d'amore da sussurrare dolcemente a chi porta in se l'eco del ruggito della violenza.
Vorrei donare un fiore a chi porta sulla pelle il dolore delle spine.
Vorrei donare la carezza ed il calore del sole a chi porta nell'anima il ricordo di un oscuro terrore e il gelo nel cuore dopo la discesa all'inferno.
Vorrei donare una dolce melodia alle labbra che silenti gridano ancora la loro sofferenza.


Poca cosa sono questi versi che oggi voglio dedicare ad ogni donna che porta nel silenzio del suo cuore il dolore insopportabile ed infinito della più ingiusta, incomprensibile ed abietta violenza. La violenza di chi "ti ama"!



"Nella sua fiamma mortale la luce ti avvolge.
Assorta, pallida dolente, così stai
contro le antiche spire del crepuscolo............


Per il seguito, leggere quì.....

mercoledì 10 dicembre 2008

Quel vecchio maglione


Dicembre.
E' già quasi Natale. Il freddo è arrivato anche quì, nel "profondo sud". E piove, viene giù una pioggerellina leggera, fitta fitta.
Lascio che lo sguardo si perda tra il verde dei pini, sù verso la collina che l'autunno ha dipinto di legno e nebbia. Inverno, pochi ospiti nel mio bed&breakfast, lontani i colori e l'allegria dei mesi estivi pieni dei volti di nuovi e vecchi amici.
Chissà perchè il mio pensiero, in volo distratto, mi riporta ad un pomeriggio di qualche tempo fà? Forse perchè in una giornata così, fatta di pioggia e fuoco nel camino, io e Francesca prendevamo il té, respirando aromi dolci e fruttati e profumo speziato di legno consumato dalla fiamma.
Francesca era mia ospite per tre, a volte quattro giorni la settimana in quel periodo. Le guance arrossate dal calore della fiamma e tranquille chiacchierate, ci facevamo compagnia in quei lunghi pomeriggi invernali.
Bevemmo quel pomeriggio, il nostro té in silenzio, caldo, quasi bollente. E poi Francesca mi parlò di quel suo maglione nero, un pò largo, che si faceva scivolare addosso subito, appena rientrava a casa, smettendo i compassati abiti "da lavoro".
Mi raccontò di una storia d'amore bellissima quanto impossibile. Di una speranza che le illuminava il cuore a dispetto di qualsiasi logica, ragionevole, umana impossibilità.
L'amore ha ragioni che la ragione non conosce.
L'amore di Francesca aveva la consistenza dei sogni, la passione dei poeti, la musica delle onde e del vento. E nessun umano, terreno futuro.
Nel giorno in cui si persero, per l'ultima volta, reciprocamente, nella profondità dei loro occhi, delle loro anime, senza neanche sfiorarsi, era inverno e faceva tanto freddo proprio come nel nostro pomeriggio di té e ricordi; Francesca lasciava che il profumo di lui le entrasse profondamente dentro, nel cuore, per poterlo respirare ancora, dopo, nel ricordo. Allora lui si sfilò il maglione che portava addosso e lo lasciò tra le mani di lei un attimo prima che la folla li separasse e la portasse via, rimanendo lì a guardarla, a fissare il punto dove lei si era dissolta nella distanza, ancora e ancora dopo che era già andata. Non si sarebbero mai più rivisti.
Io la ascoltavo lasciando che l'emozione del suo racconto mi riempisse gli occhi di commozione eppure Francesca non era triste, parlava con gioia di questo suo amore, reso impossibile dalla piccola umana dimensione ma incredibilmente sempre vivo, pieno, grande e meraviglioso nei loro cuori. Con occhi adesso splendenti, mi raccontava di questo suo straordinario amore e di quanto fosse felice e grata per aver conosciuto e vissuto un tale profondo sentimento. Indipendentemente dall'impossibilità di vivere insieme al suo amato, quel sentimento sarebbe vissuto per sempre nel suo cuore, le sarebbe appartenuto per sempre. Di più, al di là della distanza e del silenzio che li separava, lei "sentiva" il pensiero e la presenza del suo amato accanto a se.
A dispetto di tutto il tempo passato da quel giorno e di tutta l'acqua che lo aveva lavato, Francesca continuava ad indossare il profumo del suo amore nel vecchio maglione.

venerdì 28 novembre 2008

Pensieri di Novembre


Guardo lontano
in questa gelida alba rossa
di fine novembre
Pagine di cui ancora non conosco il senso
mi scorrono davanti agli occhi
vorrei sfogliarle più in fretta
per trovare il finale
Qualcuno mi ha reso più forte
con il suo essere freddo,
ma non più fredda
con il suo essere forte.
Devo mettermi in viaggio
verso una meta che ancora non conosco,
ma ancora, pigra, indugio
nel calore di un ricordo
di una carezza lontana
di due dolci parole perdute.
Attimi, si leva il sole,
ed è un giorno nuovo.




Ci sono parole che non hanno bisogno di altre parole. Piccoli pensieri che esprimono sensazioni che in molti possiamo condividere. O solo capire perchè sono strade che anche noi abbiamo conosciuto; strade che ancora stiamo percorrendo. Forse sono strade che ci aspettano.

giovedì 20 novembre 2008

Big Kahuna. Il monologo

Ancora pochi giorni e anche questo novembre vivrà solo nei ricordi.
Queste terre del Sud. Novembre e giorni di splendido sole, di profondo azzurro, di leggera brezza.
Gelsomini in fiore. Verdi intensi. Canti mattutini di uccellini tra i rami. Rami ancora "vestiti".
Illusioni di una eterna estate.
E mi trovo tra le mani questo "monologo" tratto dal film "The Big Kahuna".
Non segue i canoni poetici da me preferiti, ma proprio la sua "schiettezza" ti porta a riflettere senza veli rosa a sfumare la realtà.
Alzo lo sguardo e lascio che gli ultimi sfolgoranti colori di questa illusione estiva mi riscaldino il cuore.


Goditi potere e bellezza della tua gioventù.
Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.
Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.
Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica.
I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.
Fa' una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!
Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.
Lavati i denti.
Non perdere tempo con l'invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.
Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa...
Conserva tutte le vecchie lettere d'amore, butta i vecchi estratti-conto.
Rilassati!
Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.
Prendi molto calcio.
Sii gentile con le tue ginocchia,quando saranno partite ti mancheranno.
Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no. Forse divorzierai a quarant'anni. Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro.
Goditi il tuo corpo, usalo in tutti i modi che puoi, senza paura e senza temere quel che pensa la gente. E' il più grande strumento che potrai mai avere.
Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.
Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza: ti faranno solo sentire orrendo.
Cerca di conoscere i tuoi genitori, non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli, sono il miglior legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.
Renditi conto che gli amici vanno e vengono, ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita, perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.
Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.
Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant'anni, sembreranno di un ottantacinquenne.
Sii cauto nell'accettare consigli, ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio, ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio... per questa volta.

martedì 4 novembre 2008

"Sei tu a parlare al mio cuore..........."

"Sei tu a parlare al mio cuore
e dolcemente lo culli
come in un canto di ninna nanna,
profumo di corolla mattutina.


Quello che ho smarrito
correndo
lungo i più alti sentieri.
Quello che non ho trovato
fermandomi supino
sulle spiagge rugose.
Quello che ho sognato
in una notte di stelle
felice, ma tremante di paura,
è racchiuso in te.


Nella purezza del tuo sorriso
c'è il sapore delle favole antiche.
Nella freschezza del corpo
l'ardore dei sogni e le speranze.
Nella tua misteriosa presenza
i dolci incanti della fanciullezza.


Creatura essenziale,
tu parli, perchè io possa parlare.
Sorridi, perchè io possa sorridere.
Vivi, perchè io possa vivere.
E così conduco la vita
aggrappato a te
per non cadere.


Tratto dalla raccolta di poesie "Al tempo delle fragole" di Bruno Naso.



Con profonda emozione rileggo questi versi che oggi ho scelto per voi. Come sempre accade, ogni qualvolta il pensiero vagabondo fruga tra i cassetti della memoria riportandomi il ricordo del professore Bruno, con una dolce stretta al cuore rivedo la sua figura alta e magrissima, il suo tenere la testa piegata come in un avvicinarsi più al cuore di chi gli stava vicino, il suo ascoltarti in silenzio e le sue parole sempre vestite di pacata dolcezza. E' una presenza che ha accompagnato tutta la mia vita sin da quando, piccola straniera, mi affacciai per la prima volta al balcone che dà sulla piazzetta. Lui, la sua casa, la chiesa, la professoressa Irene, l'avvocato, il vicino che montava il suo cavallo ogni mattina verso terre misteriose, il chiacchiericcio allegro delle donne in attesa della partenza per la campagna. Bagliori di luce, ricordi pieni di risate e malinconia. Un mondo che torna sfumato di sogno.

Adesso lo rivedo accanto a me, presenza discreta, nei miei momenti più tristi, nelle battaglie impari, nei giorni che dovevano essere di gioia. Nel mio mondo di oggi la sua casa, la chiesa, la collina di Cavallica sono ancora quì. Ed anche la sua poesia!